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Pierluigi in the World

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NEW YORK — La città dentro la città

Lo sapevate che… una città può cambiare nome, volto e destino senza smettere mai di essere New York?

 

Ho voluto creare una pagina tutta per New York.

Come avrete ormai capito, è una città che amo. Una città nella quale sono tornato tante volte e che, ogni volta, è riuscita a mostrarmi qualcosa che non avevo ancora visto. New York è fatta di grattacieli, metropolitane, luci, rumori e milioni di persone che ogni giorno attraversano le sue strade. Ma sotto tutto questo esiste un'altra città. Una città che ha cambiato nome, padroni, quartieri e persino reputazione. Una città costruita da immigrati, commercianti, artisti, operai, visionari e uomini e donne arrivati qui inseguendo una possibilità, un sogno, una seconda occasione. Una città che è stata povera e ricchissima, elegante e ruvida, sicura e pericolosa, decadente e capace di rinascere. E forse è proprio questo che rende New York così diversa.  Perché ogni strada sembra avere qualcosa da raccontare. Un edificio può nascondere una storia. Un quartiere può raccontare una trasformazione. Una stazione della metropolitana può diventare un incontro. Un vecchio cinema può ricordare una New York che non esiste più. E dietro un grattacielo, una piazza o un semplice marciapiede può esserci una storia che non compare nelle guide turistiche.

Questa pagina nasce proprio per questo.

Per raccontare curiosità, storie e aneddoti di una New York che tutti sembrano conoscere, ma che, in realtà, nasconde ancora moltissimo.

Esiste infatti una New York che spesso rimane lontana dagli itinerari più conosciuti: la New York delle persone, delle trasformazioni, dei personaggi, delle contraddizioni e delle piccole storie che hanno contribuito a renderla ciò che è oggi. Una città che cambia continuamente, che guarda al futuro senza smettere del tutto di ricordare ciò che è stata. Perché dietro la New York che tutti conosciamo, ce n'è sempre un'altra da scoprire.

Perché New York non è soltanto una città da visitare. È una città da ascoltare. E più la ascolti, più ti accorgi che sotto la metropoli che conosciamo…esiste un'altra New York.

E forse è proprio quella più interessante

Lo sapevate che…Da New Amsterdam a New York

Prima di essere New York, era New Amsterdam.

Nel Seicento gli olandesi costruirono il loro insediamento sulla punta meridionale di Manhattan. Nel 1653 la comunità ottenne i diritti municipali e divenne ufficialmente la città di New Amsterdam.

Poi arrivarono gli inglesi. Nel 1664 la città passò sotto il loro controllo e fu ribattezzata New York, in onore del Duca di York. Per un breve periodo, tra il 1673 e il 1674, gli olandesi la riconquistarono e la chiamarono addirittura New Orange.

Poi tornò New York. E questa volta il nome rimase. Una piccola curiosità storica che dice già molto di questa città: New York, prima ancora di diventare New York, era già contesa, cosmopolita e in trasformazione.

Manhattan non era vuota

Per molto tempo la storia della città è stata raccontata soprattutto attraverso gli europei. Ma Manhattan aveva già un nome e una storia. Era conosciuta dai Lenape come Mannahatta, un territorio di acqua, foreste, animali e corsi d'acqua. Poi arrivarono gli europei e la trasformazione fu radicale.

È una delle tante volte in cui New York ci ricorda che una città può essere costruita sopra un'altra città, e che sotto i suoi marciapiedi continuano a vivere storie molto più antiche dei grattacieli.

 

E perché la chiamiamo “Big Apple”?

È una delle curiosità che più mi piace raccontare, forse perché, a sentirla per la prima volta, sembra quasi uno scherzo. Perché mai una metropoli come New York dovrebbe essere chiamata la Grande Mela?

La risposta non arriva dai fruttivendoli di Manhattan e nemmeno da una delle tante leggende che nel tempo hanno cercato di spiegare questo curioso soprannome. La storia della “Big Apple” affonda invece le sue radici nel mondo delle corse dei cavalli degli anni Venti.

Il giornalista sportivo John J. Fitz Gerald, che scriveva per il New York Morning Telegraph, utilizzò l’espressione nei suoi articoli già nel 1921. Qualche anno dopo, nel 1924, ne spiegò anche il significato: per chi viveva nel mondo delle corse, New York rappresentava il grande traguardo, la ricompensa più ambita. La “Big Apple” era il luogo dove arrivare. Fitz Gerald raccontò di aver sentito quelle parole a New Orleans, pronunciate da alcuni uomini delle scuderie. Lui le portò sulle pagine del giornale e contribuì a legarle per sempre a New York.

Poi l’espressione cominciò a viaggiare.

Negli anni Trenta entrò anche nel linguaggio dei musicisti jazz, diventando sempre più associata alla città e alla sua vivacissima scena musicale, soprattutto ad Harlem. Per un periodo, però, il soprannome cadde quasi nel dimenticatoio. Poi arrivarono gli anni Settanta. New York attraversava uno dei momenti più difficili della sua storia recente: crisi economica, degrado urbano e un’immagine internazionale tutt’altro che positiva. Fu allora che l’ufficio del turismo della città recuperò proprio quel vecchio soprannome e lo trasformò nel cuore di una nuova campagna promozionale: “The Big Apple”. L’obiettivo era semplice: raccontare una New York diversa, una città da scoprire, desiderare e vivere. E forse c’è qualcosa di straordinariamente newyorkese anche in questa storia. Una parola nata nel mondo delle corse, quasi dimenticata e poi riportata alla luce per raccontare una città che stava cercando di rialzarsi. Da allora, quella mela è diventata molto più di un soprannome. È diventata un simbolo di New York. Una città che può attraversare momenti difficili, cadere, cambiare volto e poi tornare a correre. Proprio come una grande mela che, in qualche modo, non smette mai di essere desiderata.

New York e gli anni difficili

C'è una New York che molti visitatori di oggi non hanno mai conosciuto.

È la New York degli anni Settanta e Ottanta, segnata da una grave crisi fiscale, degrado urbano e criminalità elevata. Poi arrivarono gli anni Novanta.

E con loro una trasformazione che ancora oggi divide storici, criminologi e cittadini. 

Nel 1994 Rudolph Giuliani divenne sindaco e nominò William Bratton commissario della polizia. La nuova amministrazione puntò su un modello di polizia molto più orientato ai dati e alla prevenzione. Uno degli strumenti più importanti fu CompStat, un sistema che permetteva di raccogliere e analizzare rapidamente i dati sulla criminalità e di utilizzarli per indirizzare l'attività delle forze dell'ordine. I risultati furono impressionanti: negli anni Novanta la criminalità diminuì drasticamente. Non fu soltanto Giuliani.Il calo della criminalità è stato studiato per anni e gli studiosi hanno discusso il peso di molti fattori: strategie della polizia, cambiamenti sociali ed economici, demografia e altre trasformazioni della città. Quello che è certo è che New York cambiò volto. E quella trasformazione contribuì anche a rendere possibile la città turistica che conosciamo oggi. Una città che, però, non ha cancellato il proprio passato. Lo ha semplicemente ricoperto di nuovi strati.

Harlem. Quando un quartiere cambia pelle

Harlem è uno degli esempi più affascinanti. Per decenni è stato uno dei grandi centri della cultura afroamericana americana: musica, letteratura, politica, spiritualità. Qui il jazz divenne linguaggio. Qui artisti come Duke Ellington e Louis Armstrong contribuirono a trasformare New York in una capitale musicale mondiale. Ma Harlem oggi è anche il racconto di una trasformazione urbana. 

Strade un tempo considerate marginali hanno visto crescere investimenti, restauri, nuovi locali e nuove attività. E con la riqualificazione sono arrivati anche prezzi immobiliari sempre più elevati, con il rischio di rendere più difficile per alcune famiglie storiche rimanere nel quartiere.

È una delle contraddizioni di New York: la rinascita può essere bellissima, ma può anche avere un prezzo.

La High Line. Una ferrovia che non è più una ferrovia

Una delle storie che meglio raccontano la capacità di New York di reinventarsi è quella della High Line. Un tempo era una linea ferroviaria sopraelevata utilizzata per trasportare merci attraverso Manhattan. Poi arrivò il declino delle ferrovie e quella struttura rischiò di essere demolita. Qualcuno, però, ebbe un'idea diversa. Trasformarla. Oggi si cammina sopra la città, tra piante, giardini, opere d'arte e grattacieli. Quella vecchia ferrovia è diventata uno dei luoghi più sorprendenti di Manhattan. Per me e la mia famiglia è stata una lunga passeggiata con soste in panchine relax. 

Il primo tratto fu aperto al pubblico nel 2009, dopo che la città aveva acquisito la struttura da CSX Transportation e ne aveva avviato la trasformazione in spazio pubblico. Una ferrovia che aveva smesso di servire i treni e ha ricominciato a servire le persone. Forse è questa la vera New York.

Coney Island. Dove New York va al mare

Quando si pensa a New York, raramente si pensa al mare.

Eppure esiste Coney Island. Il suo lungomare, le giostre, il Cyclone, la Wonder Wheel e quell'atmosfera sospesa tra nostalgia e divertimento raccontano una New York completamente diversa. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento Coney Island divenne una delle grandi capitali americane del divertimento. Qui nacquero enormi parchi di divertimento come Steeplechase Park, Luna Park e Dreamland. Luna Park, aperto nel 1903, arrivò a registrare folle impressionanti. Il celebre Cyclone, costruito nel 1927, è ancora oggi uno dei simboli di Coney Island.

E poi c'è il Boardwalk. Una passeggiata sul mare che sembra appartenere a un altro mondo. Oggi Coney Island continua a cambiare e a essere oggetto di nuovi investimenti e progetti di riqualificazione. Ma il suo fascino rimane quello di sempre: una città dentro la città, dove Manhattan sembra improvvisamente lontanissima.

Wall Street e quel muro che non c'è più

E poi c'è un nome che conoscono tutti: Wall Street.

Ma quanti sanno da dove arriva?

Il nome è legato alla fortificazione costruita dagli olandesi lungo il margine settentrionale dell'insediamento di New Amsterdam nel Seicento. Il muro non esiste più. Ma il nome è rimasto. E oggi Wall Street è diventata sinonimo di finanza mondiale. È quasi una metafora perfetta di New York: le cose cambiano, ma i nomi continuano a raccontare ciò che c'era prima.

Un ponte, un film e milioni di fotografie

New York è probabilmente una delle città più fotografate e filmate del pianeta. E non è difficile capire perché. I suoi ponti, le sue strade, le scale antincendio, i taxi gialli, le metropolitane e i grattacieli sono diventati un immenso set cinematografico. A volte cammini per una strada e hai la sensazione di averla già vista. Non perché ci sei stato. Ma perché l'hai incontrata al cinema. È una delle magie della Grande Mela: prima ancora di arrivarci, spesso New York è già entrata nella nostra memoria.

 

E poi c'è lui. Il taxi giallo.

Un simbolo talmente potente che basta una fotografia di una strada bagnata, un taxi che attraversa un incrocio e un grattacielo sullo sfondo per capire immediatamente dove siamo. Ma la cosa più newyorkese non è il taxi. È fermarsi sul marciapiede, alzare un braccio e provare a conquistarne uno in mezzo al traffico.

A volte ci riesci.

A volte no.

E qualche volta ne passa uno proprio davanti a te con il cartello “OFF DUTY”. È una piccola frustrazione. Ma anche questa, in fondo, fa parte del viaggio.

La metropolitana: la città sotto la città

New York sopra è una città. Sotto è un'altra.

La metropolitana è stata inaugurata nel 1904 e da allora è diventata una delle grandi arterie della metropoli. È probabilmente uno dei luoghi dove si comprende meglio cosa significhi davvero “New York”. Nessuno sembra avere tempo. Eppure, dentro una carrozza, puoi incontrare un musicista, uno studente, un uomo d'affari, un artista, un senzatetto, una famiglia appena arrivata dall'altra parte del mondo. Tutti seduti nello stesso vagone. Per qualche fermata. Poi le porte si aprono. E ognuno torna alla propria storia.

E poi c'è il cinema

Forse non esiste città al mondo che abbia prestato il proprio volto al cinema quanto New York. Harlem, Brooklyn, Queens, il Bronx, Manhattan, Coney Island, Central Park, Chinatown, Greenwich Village...

Ogni quartiere ha avuto i suoi set.

E la cosa più interessante è che il cinema ha finito per trasformare quei luoghi in memoria collettiva. Alcuni quartieri sono cambiati. Alcuni edifici non esistono più. Altri sono diventati costosissimi. Ma sullo schermo continuano a vivere. New York è una città che cambia fisicamente, ma che il cinema riesce a congelare nel tempo.

Un ultimo piccolo mistero

Forse è questo il motivo per cui New York continua a esercitare un fascino così potente.

Non è una città perfetta. Non vuole esserlo. È rumorosa, costosa, faticosa, contraddittoria. Può essere elegante e sporca. Ricchissima e poverissima. Antica e futuristica. Può regalarti una delle giornate più belle della tua vita e, il giorno dopo, farti venire voglia di scappare. Ma poi succede qualcosa.

Ti volti.

Guardi Manhattan illuminata. Senti una sirena in lontananza. Un musicista suona in metropolitana. Un taxi attraversa la strada.

E capisci che, in qualche modo, New York ti è già entrata dentro. Forse è questa la sua vera storia. 

Non quella dei grattacieli.

Non quella di Wall Street.

Non quella di Broadway.

Ma quella delle persone che sono arrivate qui pensando di cambiare la propria vita. Alcuni ci sono riusciti. Altri no. Alcuni sono rimasti. Altri sono ripartiti. Ma quasi tutti, prima o poi, hanno lasciato qualcosa di sé nella Grande Mela. E forse è per questo che New York non finisce mai. Perché continua a vivere dentro le storie di chi l'ha attraversata.

 

New York è una città che cambia senza smettere di raccontare ciò che è stata.

Da New Amsterdam alla Grande Mela, dai moli alle ferrovie sopraelevate, dai quartieri del jazz ai nuovi grattacieli, ogni trasformazione ha lasciato una traccia. E forse è proprio questo il bello di New York: quando pensi di averne scoperto la storia, ti accorgi che ne sta già scrivendo un'altra.

Perché a New York, la storia non è mai finita. È semplicemente ancora in corso.

— Pierluigi Cruciani